Lo sport nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

Lauro ROSSI

Abstract


La giocosità espressa dallo sport nei campi di concentramento ha rappresentato solamente una nota, una piccola nota in un concerto di note diverse e ben più soverchianti ed ostili e certamente una nota ampiamente sopraffatta dalle altre. Ma evidenziarla e in certo modo insistervi è un modo per testimoniare che un barlume di vita e di speranza continuava a circolare anche in realtà e condizioni dove a dominare erano la distruzione e la morte. Riportare dunque alla luce qualcuno di questi episodi risulta operazione civile e nello stesso tempo assume anche una precisa valenza politica: per migliaia di detenuti, infatti, riuscire ad occuparsi, nel contesto di una tragedia, che fino ad allora non aveva conosciuto uguali, di un qualcosa che poteva procurare, sia pure con tutte le limitazioni del caso, una piccola oasi di piacere, appare un’accorata testimonianza, se non addirittura richiesta, di umanità e di pace. Si trattava, in altri termini, di uno dei pochi strumenti, per dirla con Primo Levi, che aiutavano a sperare in una possibilità di salvezza.

Keyword


sport e guerra; sport nei campi di prigionia; Prima Guerra Mondiale; soldati italiani; soldati austro-ungarici; Asinara

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DOI: https://doi.org/10.19248/ammentu.328




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AMMENTU - Bollettino Storico e Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe. Periodico semestrale pubblicato dal Centro Studi SEA di Villacidro e dalla Casa Editrice Aipsa di Cagliari. Registrazione presso il Tribunale di Cagliari n° 16 del 14 settembre 2011. ISSN 2240-7596 [online].

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